Nel giorno della beatitudine in cui la cristianità ha celebrato la solennità del Cristo Risorto, è approdato all’Eterno, don Giovanni Ferrè, l’indimenticato primo parroco della parrocchia Beata Vergine Addolorata al Lazzaretto.  Don Giovanni Ferrè, 90 anni, nato a Legnano l’11 agosto 1929, si è spento, alle 13, nella casa di riposo Menotti Bassani di Laveno Mombello, dov’era cappellano da 15 anni. Ha lasciato la vita terrena com’era suo desiderio, più volte espresso: “il giorno di Pasqua”. E il Signore Gesù ha esaudito il suo sogno. Si è spento per anzianità anche perché il suo fisico negli ultimi anni aveva accusato diversi problemi di salute che l’avevano progressivamente reso sempre più debole. La sua salma è stata benedetta mercoledì 15 mattina nell’obitorio della casa di riposo, dal parroco di Laveno, don Carlo Manfredi, quindi, trasferita nella cappella dei sacerdoti di Besozzo, da lui stesso sistemata quando era prevosto in quella località, esaudendo così le sue ultime volontà. Ad attenderla c’era il  prevosto, don Giuseppe Andreoli. 

Don Ferrè, era stato ordinato sacerdote il 7 giugno 1952 per mano dell’allora arcivescovo cardinale Ildelfonso Schuster, e subito destinato ad Inverigo, come coadiutore al santuario di Santa Maria della Noce dov’era rimasto sino al 14 maggio 1961, quando veniva trasferito in città, in cui, l’anno successivo prendeva possesso della nuova chiesa al quartiere Lazzaretto, in qualità di parroco. Incarico che svolgeva sino al 30 giugno 1988, prima di essere nominato prevosto di Besozzo, in provincia di Varese. Ruolo che lasciava il 31 dicembre 2005, per raggiunti limiti di età, passando dal 1 gennaio 2006 a ricoprire la funzione di cappellano della fondazione Menotti Bassani, una residenza per anziani di Laveno Mombello, nel varesotto. 

Don Giovanni, è stato il fondatore, l’anima, il cuore pulsante, il punto di riferimento di tutto il quartiere Lazzaretto. Nei 27 anni trascorsi in città, come parroco della parrocchia Beata Vergine Addolorata, ha lasciato un segno indelebile, il cui ricordo non sbiadirà mai e continuerà  ad esistere, nonostante l’inevitabile succedersi delle generazioni, nel cuore di tutti. E ancora oggi, dopo 32 anni, viene ricordato con immenso affetto e tanto nostalgia. E’ stato un sacerdote straordinario che con la sua semplicità, umiltà, riservatezza, ma sempre aperto e disponibile  in ogni momento e circostanza ha saputo farsi amare ed apprezzare come fosse un fratello, un familiare. Un sacerdote che ha avuto una parola di conforto, di aiuto, di comprensione, di sostegno, di amicizia per tutti quelli che bussavano alla sua porta e che si rivolgevano a lui in qualsiasi momento.  Dal giorno del suo arrivo in Seregno, il 14 maggio 1961, s’è immedesimato in un quartiere che a quel tempo era un poco ai margini e proprio in quel giorno, l’allora prevosto monsignor Bernardo Citterio, benediva la prima pietra nella nuova chiesa parrocchiale, sul terreno lasciato da Enrica Camisasca, vedova dell’architetto Ottavio Cabiati. Con la chiesa alla prima navata, aveva radunato i suoi parrocchiani e avuto il loro consenso e sostegno, proseguiva l’opera mettendosi sulle spalle un grosso carico di sacrifici economici ed umani, in quanto la sua parrocchia era senza mezzi. Tanto che ricordava spesso che il tempio avrebbe dovuto essere dedicato alla Divina Provvidenza, in quanto se ha potuto essere completato lo si deve ad aiuti insperati. Tanto insperati che il giorno dopo aver saldato l’ultimo debito e dopo la consacrazione apriva il cantiere della scuola materna. 

Paolo Volonterio

Lo ricordiamo con affetto e gratitudine nella preghiera.